§ 12.10.23 - Legge 15 dicembre 1990, n. 386.
Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari.


Settore:Normativa nazionale
Materia:12. Banche e istituti di credito
Capitolo:12.10 titoli di credito
Data:15/12/1990
Numero:386


Sommario
Art. 1.  (Emissione di assegno senza autorizzazione)
Art. 2.  (Emissione di assegno senza provvista)
Art. 3.  Clausola penale
Art. 4.  (Autorità competente)
Art. 5.  (Sanzioni amministrative accessorie)
Art. 5 bis.  (Effetti e durata delle sanzioni amministrative accessorie)
Art. 6.  Rilascio di assegni e responsabilità del dipendente dell'istituto trattario
Art. 7.  (Inosservanza delle sanzioni amministrative accessorie)
Art. 8.  (Pagamento dell'assegno emesso senza provvista dopo la scadenza del termine di presentazione)
Art. 8 bis.  (Procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative)
Art. 9.  (Revoca delle autorizzazioni)
Art. 9 bis.  (Preavviso di revoca)
Art. 9 ter.  (Elezione di domicilio ai fini delle comunicazioni)
Art. 10.  (Responsabilità solidale del trattario)
Art. 10 bis.  (Archivio degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari)
Art. 10 ter.  (Preavviso di revoca dell'autorizzazione all'utilizzo di carte di pagamento e annotazione dell'avvenuto pagamento delle ragioni di debito).
Art. 11.  Disposizioni transitorie
Art. 12.  Disposizioni abrogate


§ 12.10.23 - Legge 15 dicembre 1990, n. 386.

Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari.

(G.U. 20 dicembre 1990, n. 296)

 

     Art. 1. (Emissione di assegno senza autorizzazione) [1]

     1. Chiunque emette un assegno bancario o postale senza l'autorizzazione del trattario è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire due milioni a lire dodici milioni.

     2. Se l'importo dell'assegno è superiore a lire venti milioni o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire quattro milioni a lire ventiquattro milioni.

     3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 non è ammesso il pagamento in misura ridotta ai sensi dell'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

 

          Art. 2. (Emissione di assegno senza provvista) [2]

     1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 1, chiunque emette un assegno bancario o postale che, presentato in tempo utile, non viene pagato in tutto o in parte per difetto di provvista è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire sei milioni.

     2. Se l'importo dell'assegno è superiore a lire venti milioni o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire dodici milioni.

     3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 non è ammesso il pagamento in misura ridotta ai sensi dell'articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

 

          Art. 3. Clausola penale

     Nei casi previsti dall'art. 2 il mancato pagamento, anche solo parziale, dell'assegno bancario presentato in tempo utile obbliga l'emittente a corrispondere al prenditore o al giratario che agisce nei suoi confronti per il pagamento del titolo una penale pari al dieci per cento della somma dovuta e non pagata.

     L'assegno bancario ha gli effetti di titolo esecutivo anche per la somma rappresentante la penale.

 

          Art. 4. (Autorità competente) [3]

     1. Per l'applicazione delle sanzioni previste dagli articoli 1 e 2 e delle conseguenti sanzioni amministrative accessorie è competente il prefetto del luogo di pagamento dell'assegno.

 

          Art. 5. (Sanzioni amministrative accessorie) [4]

     1. La violazione dell'articolo 1 comporta il divieto di emettere assegni bancari e postali. La stessa sanzione amministrativa accessoria si applica in caso di violazione dell'articolo 2, quando l'importo dell'assegno, ovvero di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria, è superiore a lire cinque milioni.

     2. Se l'importo dell'assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore a lire cento milioni, ovvero risulta che il traente, nei cinque anni precedenti, ha commesso due o più violazioni delle disposizioni previste dagli articoli 1 e 2 per un importo superiore complessivamente a lire venti milioni, accertate con provvedimento esecutivo, l'emissione di assegno senza autorizzazione o senza provvista comporta anche l'applicazione di una o più delle seguenti sanzioni amministrative accessorie:

     a) interdizione dall'esercizio di un'attività professionale o imprenditoriale;

     b) interdizione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;

     c) incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

 

          Art. 5 bis. (Effetti e durata delle sanzioni amministrative accessorie) [5]

     1. L'interdizione dall'esercizio di un'attività professionale o imprenditoriale priva, temporaneamente, il soggetto della capacità di esercitare una professione, industria o un commercio, per i quali è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell'autorità.

     2. L'interdizione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese importa l'incapacità del soggetto di esercitare l'ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore e direttore generale, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell'imprenditore.

     3. L'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione importa il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.

     4. Le sanzioni amministrative accessorie previste dai commi 1, 2 e 3 non possono avere una durata inferiore a due mesi, né superiore a due anni. Il divieto di emettere assegni bancari e postali non può avere una durata inferiore a due anni, né superiore a cinque anni.

     5. Il prefetto, nel determinare il numero e la durata delle sanzioni amministrative accessorie da applicare, tiene conto della gravità dell'illecito e dell'importo dell'assegno o degli assegni emessi.

 

          Art. 6. Rilascio di assegni e responsabilità del dipendente dell'istituto trattario

     Il primo comma dell'art. 124 delle disposizioni approvate con R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, introdotto dall'art. 141 della legge 24 novembre 1981, n. 689, è sostituito dal seguente:

     (Omissis)

     Il secondo comma dell'art. 125 delle disposizioni approvate con R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, introdotto dall'art. 141 della legge 24 novembre 1981, n. 689, è sostituito dal seguente:

     (Omissis)

 

          Art. 7. (Inosservanza delle sanzioni amministrative accessorie) [6]

     1. Ferma restando l'applicabilità delle sanzioni amministrative di cui agli articoli 1 e 2, chiunque trasgredisce ai divieti conseguenti alle sanzioni amministrative accessorie di cui all'articolo 5 ed al comma 2 del presente articolo è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

     2. La condanna per il reato di cui al comma 1 importa la pubblicazione della sentenza e il divieto di emettere assegni bancari e postali per un periodo non inferiore a due anni, né superiore a cinque anni.

 

          Art. 8. (Pagamento dell'assegno emesso senza provvista dopo la scadenza del termine di presentazione) [7]

     1. Nei casi previsti dall'articolo 2, le sanzioni amministrative non si applicano se il traente, entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, effettua il pagamento dell'assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente.

     2. Il pagamento può essere effettuato nelle mani del portatore del titolo o presso lo stabilimento trattario mediante deposito vincolato al portatore del titolo, ovvero presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto o ha effettuato la constatazione equivalente.

     3. La prova dell'avvenuto pagamento deve essere fornita dal traente allo stabilimento trattario o, in caso di levata del protesto o di rilascio della constatazione equivalente, al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza del portatore con firma autenticata ovvero, in caso di pagamento a mezzo di deposito vincolato, mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell'importo dovuto.

     3-bis. L'autenticazione di cui al comma 3 del presente articolo è effettuata ai sensi dell'articolo 21, comma 2, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. L'autenticazione deve essere rilasciata gratuitamente, tranne i previsti diritti, nella stessa data della richiesta, salvo motivato diniego [8].

     4. Il procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative non può essere iniziato prima che sia decorso il termine per il pagamento indicato nel comma 1.

 

          Art. 8 bis. (Procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative) [9]

     1. Nei casi previsti dall'articolo 1, se viene levato il protesto o effettuata la constatazione equivalente, il pubblico ufficiale trasmette il rapporto di accertamento della violazione al prefetto territorialmente competente. Nei casi in cui non si leva il protesto o non si effettua la constatazione equivalente, il prefetto viene direttamente informato dal trattario.

     2. Nei casi previsti dall'articolo 2, il trattario dà comunicazione del mancato pagamento al pubblico ufficiale che deve levare il protesto o effettuare la constatazione equivalente; il pubblico ufficiale, se non è stato effettuato il pagamento dell'assegno nel termine previsto dall'articolo 8, trasmette il rapporto di accertamento della violazione al prefetto territorialmente competente. Nei casi in cui non si leva il protesto o non si effettua la constatazione equivalente, il trattario, decorso inutilmente il termine previsto dall'articolo 8, informa direttamente il prefetto territorialmente competente.

     3. Entro novanta giorni dalla ricezione del rapporto o dell'informativa il prefetto notifica all'interessato gli estremi della violazione a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689. Se l'interessato risiede all'estero il termine per la notifica è di trecentosessanta giorni.

     4. L'interessato, entro trenta giorni dalla notifica, può presentare scritti difensivi e documenti.

     5. Il prefetto, dopo aver valutato le deduzioni presentate, determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, ovvero emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti.

     6. Si applicano, per quanto non previsto dal presente articolo, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni, in quanto compatibili.

 

          Art. 9. (Revoca delle autorizzazioni) [10]

     1. In caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per mancanza di autorizzazione o di provvista, il trattario iscrive il nominativo del traente nell'archivio previsto dall'articolo 10-bis.

     2. L'iscrizione è effettuata:

     a) nel caso di mancanza di autorizzazione, entro il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo;

     b) nel caso di difetto di provvista, quando è decorso il termine stabilito dall'articolo 8 senza che il traente abbia fornito la prova dell'avvenuto pagamento, salvo quanto previsto dall'articolo 9-bis, comma 3.

     3. L'iscrizione nell'archivio determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni. Una nuova autorizzazione non può essere data prima che sia trascorso il termine di sei mesi dall'iscrizione del nominativo nell'archivio.

     4. La revoca comporta il divieto, della durata di sei mesi, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l'iscrizione nell'archivio, anche se emessi nei limiti della provvista.

 

          Art. 9 bis. (Preavviso di revoca) [11]

     1. Nel caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per difetto di provvista, il trattario comunica al traente che, scaduto il termine indicato nell'articolo 8 senza che abbia fornito la prova dell'avvenuto pagamento, il suo nominativo sarà iscritto nell'archivio di cui all'articolo 10-bis e che dalla stessa data gli sarà revocata ogni autorizzazione ad emettere assegni. Con la comunicazione il traente è invitato a restituire, alla scadenza del medesimo termine e sempre che non sia effettuato il pagamento, tutti i moduli di assegno in suo possesso alle banche e agli uffici postali che li hanno rilasciati.

     2. La comunicazione è effettuata presso il domicilio eletto dal traente a norma dell'articolo 9-ter entro il decimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero con altro mezzo concordato tra le parti di cui sia certa la data di spedizione e quella di ricevimento.

     3. Anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 9, comma 2, lettera b), l'iscrizione del nominativo del traente nell'archivio non può aver luogo se non sono decorsi almeno dieci giorni dalla data di ricevimento della comunicazione.

     4. La comunicazione si ha per effettuata ove consti l'impossibilità di eseguirla presso il domicilio eletto.

     5. Se la comunicazione non è effettuata entro il termine indicato nel comma 2, il trattario è obbligato a pagare gli assegni emessi dal traente dopo tale data e fino al giorno successivo alla comunicazione, anche se manca o è insufficiente la provvista, nel limite di lire venti milioni per ogni assegno.

 

          Art. 9 ter. (Elezione di domicilio ai fini delle comunicazioni) [12]

     1. All'atto della conclusione di convenzioni di assegno, il cliente elegge domicilio ai fini delle comunicazioni previste dall'articolo 9-bis.

     2. Eventuali variazioni del domicilio eletto debbono essere comunicate con dichiarazione presentata direttamente alla banca o all'ufficio postale, ovvero mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o con altro mezzo concordato dalle parti, di cui sia certa la data di ricevimento.

 

          Art. 10. (Responsabilità solidale del trattario) [13]

     Il trattario che omette o ritarda l'iscrizione nell'archivio di cui all'articolo 10-bis, ovvero che autorizza il rilascio di moduli di assegni in favore di persona il cui nominativo risulta iscritto nell'archivio, è obbligato in solido con il traente a pagare gli assegni emessi dallo stesso traente nel periodo in cui avrebbe dovuto operare la revoca, anche se manca o è insufficiente la provvista, nel limite di lire venti milioni per ogni assegno.

 

          Art. 10 bis. (Archivio degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento irregolari) [14]

     1. Al fine del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento, è istituito presso la Banca d'Italia un archivio informatizzato degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento, nel quale sono inseriti i seguenti dati:

     a) generalità dei traenti degli assegni bancari o postali emessi senza autorizzazione o senza provvista;

     b) assegni bancari e postali emessi senza autorizzazione o senza provvista, nonché assegni non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell'autorizzazione;

     c) sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie applicate per l'emissione di assegni bancari e postali senza autorizzazione o senza provvista, nonché sanzioni penali e connessi divieti applicati per l'inosservanza degli obblighi imposti a titolo di sanzione amministrativa accessoria;

     d) generalità del soggetto al quale è stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo di carte di pagamento;

     e) carte di pagamento per le quali sia stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo;

     f) assegni bancari e postali e carte di pagamento di cui sia stato denunciato il furto o lo smarrimento.

     2. La Banca d'Italia, quale titolare del trattamento dei dati, può avvalersi di un ente esterno per la gestione dell'archivio, secondo quanto previsto dall'articolo 8 della legge 31 dicembre 1996, n. 675.

     3. Il soggetto interessato ha diritto ad accedere alle informazioni che lo riguardano contenute nell'archivio e di esercitare gli altri diritti previsti dall'articolo 13 della legge 31 dicembre 1996, n. 675.

     4. I prefetti, le banche, gli intermediari finanziari vigilati e gli uffici postali possono accedere alle informazioni contenute nell'archivio per le finalità previste dalla presente legge e per quelle connesse alla verifica della corretta utilizzazione degli assegni e delle carte di pagamento. L'autorità giudiziaria ha accesso diretto alle informazioni contenute nell'archivio, per lo svolgimento delle proprie funzioni.

 

     Art. 10 ter. (Preavviso di revoca dell'autorizzazione all'utilizzo di carte di pagamento e annotazione dell'avvenuto pagamento delle ragioni di debito). [15]

     1. Prima della revoca dell'autorizzazione all'utilizzo di carte di pagamento, gli emittenti carte di pagamento comunicano al titolare della carta che:

     a) a partire dalla data indicata nella comunicazione sarà revocata l'autorizzazione all'utilizzo della carta, con conseguente iscrizione del suo nominativo nell'archivio di cui al precedente art. 10-bis;

     b) l'iscrizione di cui alla lettera a) può essere evitata provvedendo, entro la predetta data, al pagamento di tutte le ragioni di debito nei confronti dell'emittente;

     c) qualora il pagamento di tutte le ragioni di debito nei confronti dell'emittente venga effettuato successivamente all'iscrizione nel menzionato archivio, tale circostanza sarà annotata dall'emittente nell'archivio stesso.

     2. L'obbligo di annotazione di cui al comma 1, lettera c), a carico degli emittenti carte di pagamento decorre dal momento in cui è operativo l'adeguamento della struttura tecnica dell'archivio, così come comunicato dalla Banca d'Italia.

     3. La comunicazione di cui al comma 1 è effettuata all'indirizzo indicato dal titolare della carta, secondo quanto concordato tra le parti, con mezzi di cui sia certa la data di spedizione e quella di ricevimento, e può essere resa in via autonoma o unitamente all'invio di altre comunicazioni.

 

          Art. 11. Disposizioni transitorie

     Non si procede per i reati previsti dall'art. 2, commessi prima della data di entrata in vigore della presente legge, se l'imputato effettua, entro novanta giorni dalla data suddetta, il pagamento dell'assegno, degli interessi, della penale e delle spese per il protesto o per la constatazione equivalente, nei modi indicati nel secondo periodo del comma 1 dell'art. 8. La prova dell'avvenuto pagamento deve essere fornita in sede penale mediante quietanza del portatore con firma autenticata o attestazione del pubblico ufficiale che ha ricevuto il pagamento ovvero attestazione dell'azienda di credito comprovante l'effettuazione del deposito vincolato [16].

     I procedimenti penali relativi ai reati indicati nel comma 1 sono sospesi per il periodo di novanta giorni decorrente dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

          Art. 12. Disposizioni abrogate

     Sono abrogati gli artt. 116 e 116-bis delle disposizioni approvate con R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, e successive modificazioni e integrazioni. È altresì abrogato il secondo comma dell'art. 139 del testo unico approvato con D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.


[1]  Articolo così sostituito dall'art. 28 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[2]  Articolo così sostituito dall'art. 29 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[3]  Articolo così sostituito dall'art. 30 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[4]  Articolo così sostituito dall'art. 31 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[5]  Articolo inserito dall'art. 31 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[6]  Articolo così sostituito dall'art. 32 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[7]  Articolo così sostituito dall'art. 33 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[8] Comma inserito dall'art. 8 del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla L. 12 luglio 2011, n. 106.

[9]  Articolo inserito dall'art. 33 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[10]  Articolo così sostituito dall'art. 34 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[11]  Articolo inserito dall'art. 34 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[12]  Articolo inserito dall'art. 34 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[13]  Articolo così sostituito dall'art. 35 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[14]  Articolo inserito dall'art. 36 del D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507.

[15] Articolo inserito dall'art. 6 del D.Lgs. 15 dicembre 2017, n. 218.

[16]  La Corte costituzionale, con sentenza 23 novembre 1993, n. 407, ha dichiarato l'illegittimità del presente comma nella parte in cui prevede che la prova dell'avvenuto pagamento deve essere fornita in sede penale mediante quietanza del portatore con firma autenticata o attestazione del pubblico ufficiale che ha ricevuto il pagamento ovvero attestazione dell'azienda di credito comprovante l'effettuazione del deposito vincolato.